Prima mostra personale dell’artista Claudia Bisson
a cura di Michela Barausse
24 settembre – 4 ottobre 2026
Opening: 24 settembre, ore 18.30–21.00
HUB/ART Barcelona
Carrer del Dr. Trueta, 183 – 08005 Barcelona
Che cosa accade quando una tela smette di essere soltanto una superficie e comincia a comportarsi come un corpo?

È da questa domanda, sospesa tra pittura e materia, presenza e trasformazione, che prende forma la ricerca di Claudia Bisson, protagonista dal 24 settembre al 4 ottobre 2026 di LIMEN, la sua prima mostra personale, ospitata da HUB/ART Barcelona e curata da Michela Barausse, curatrice dell’artista e del progetto espositivo.
Ventisei opere realizzate negli ultimi due anni compongono un percorso che restituisce il nucleo più intenso della ricerca di Bisson: una pittura concettuale di matrice astratto-espressionista, fortemente materica, nella quale il gesto, il colore e la stratificazione diventano strumenti per interrogare il presente e le sue fratture.
Il titolo Limen, dal latino “soglia”, identifica il luogo nel quale questa ricerca sembra costantemente sostare: uno spazio di passaggio, un territorio di confine tra ciò che appare e ciò che rimane sommerso, tra esperienza individuale e memoria collettiva, tra ciò che può essere espresso e ciò che, talvolta, può soltanto essere percepito.
Ma Limen racconta anche un passaggio preciso nel percorso dell’artista. È la soglia di una prima personale, dopo anni di ricerca e un crescente riconoscimento da parte del pubblico e del mercato; ed è, al tempo stesso, l’apertura verso una dimensione espositiva internazionale.
Non un punto d’arrivo, dunque, ma un attraversamento.
Nelle opere di Claudia Bisson la tela non viene semplicemente dipinta. Viene attraversata, appesantita, incisa, abrasa, ricomposta.
Colore, cemento, gesso, reti metalliche, fibre e altri materiali entrano in relazione trasformando il supporto pittorico in un corpo vivo, sottoposto a pressioni, tensioni, resistenze e mutamenti. Ogni materia perde la propria funzione originaria per acquisire una nuova identità all’interno dell’opera.
Il cemento può diventare pelle, superficie ruvida e insieme vulnerabile. La rete metallica introduce una tensione, un ostacolo, una forma di resistenza. Il gesso copre, protegge, cancella e nello stesso tempo prepara la possibilità di nuove emersioni.
La materia non è mai, in Bisson, soltanto un fatto estetico.
È linguaggio.
Strato dopo strato, il gesto lascia tracce visibili e nascoste, come una memoria che non si lascia cancellare completamente. Le crepe non sono imperfezioni da correggere, ma aperture: punti in cui l’opera rende visibile il proprio processo e lascia emergere ciò che normalmente rimane sotto la superficie.
È anche attraverso questa fisicità che l’artista affronta alcuni dei temi più urgenti e complessi della contemporaneità.
La violenza sulle donne, la guerra, gli abusi, l’inquinamento, la fragilità psicologica dell’individuo, l’isolamento, le difficoltà della comunicazione e le distorsioni generate da un mondo apparentemente sempre più connesso attraversano la sua ricerca senza trasformarsi mai in rappresentazione didascalica.
Bisson non illustra questi temi.
Li assorbe.
Li traduce in peso, frattura, cancellazione, accumulo, resistenza.
L’astrazione diventa così un modo per avvicinarsi al reale proprio nel momento in cui la sua complessità sembra sottrarsi alla rappresentazione.
A distanza, alcune opere possono ricordare paesaggi astratti, architetture silenziose, territori sospesi o forme apparentemente in equilibrio. Avvicinandosi, lo sguardo incontra invece una geografia più inquieta: rilievi, fratture, abrasioni, residui di colore, sovrapposizioni e variazioni della luce.
La materia chiede tempo.
Non si concede interamente al primo sguardo, perché ogni superficie contiene qualcosa che affiora e qualcosa che continua a sottrarsi.
È proprio in questa ambiguità che l’opera trova la propria forza.
Un muro consumato dal tempo. Una ferita. Una sedimentazione. Un paesaggio dopo il passaggio di una forza. Una forma che non ha ancora deciso cosa diventare.
Le opere non impongono un significato definitivo, ma ne attivano la possibilità. Il senso nasce nell’incontro tra la materia e chi osserva, nel momento in cui lo spettatore riconosce dentro quelle superfici una memoria, una tensione, un’esperienza personale o collettiva.
In questo senso Limen è anche una condizione dello sguardo.
È la soglia tra ciò che l’artista consegna all’opera e ciò che lo spettatore vi porta con sé.
La pittura di Claudia Bisson non ricerca una superficie perfetta. Cerca una superficie viva, capace di trattenere il conflitto tra costruzione e distruzione, peso e leggerezza, vulnerabilità e resistenza, silenzio e presenza.
Le sue opere non raccontano storie già concluse.
Mostrano ciò che resta mentre qualcosa sta ancora accadendo.
LIMEN E STRATIFICAZIONI
La mostra coincide inoltre con un altro momento significativo nel percorso di Claudia Bisson: la presentazione del catalogo “Stratificazioni”, che raccoglie la produzione dell’artista fino al 2025.
I due titoli, Limen e Stratificazioni, sembrano appartenere alla stessa grammatica.
Se la stratificazione è il principio attraverso cui l’opera conserva il tempo, la memoria e le trasformazioni che l’hanno attraversata, la soglia è il punto in cui quella sedimentazione genera una possibilità ulteriore.
Le stratificazioni sono innanzitutto quelle fisiche dei lavori: sovrapposizioni di materia, segni, colore, interventi, cancellazioni. Ma sono anche le stratificazioni dell’esperienza, della memoria individuale e collettiva, delle tensioni sociali e psicologiche che l’artista osserva, assorbe e restituisce attraverso il processo pittorico.
Il catalogo guarda al percorso compiuto.
La mostra ne attraversa la soglia.
In pochi anni Claudia Bisson ha costruito un linguaggio riconoscibile e una ricerca capace di suscitare un crescente interesse anche nel mercato dell’arte. Limen arriva così in un momento particolarmente significativo: quello in cui una ricerca nata e sviluppata attraverso una necessità profondamente personale incontra per la prima volta lo spazio di una mostra interamente dedicata all’artista.
Per Michela Barausse, curatrice dell’artista e del progetto espositivo, Limen nasce proprio dalla necessità di dare forma a questo passaggio e di presentare la ricerca di Bisson non come una sequenza di singole opere, ma come un universo coerente, nel quale materia e pensiero, fragilità e resistenza, esperienza privata e coscienza collettiva convivono continuamente.
LIMEN invita lo spettatore a sostare esattamente lì: nel punto fragile e potente in cui una forma sta ancora diventando qualcosa, una materia conserva la memoria di ciò che l’ha attraversata e ogni soglia contiene già la possibilità di un nuovo inizio.
INFORMAZIONI
CLAUDIA BISSON — LIMEN
Prima mostra personale
A cura di: Michela Barausse
Curatrice dell’artista e del progetto espositivo
Sede:
HUB/ART Barcelona
Carrer del Dr. Trueta, 183
08005 Barcelona
Periodo:
24 settembre – 4 ottobre 2026
Opening:
24 settembre 2026
ore 18.30 – 21.00
Orari:
dal lunedì al sabato
ore 10.00–13.30 / 16.00–19.00
o su appuntamento
Opere in mostra:
26 opere realizzate negli ultimi due anni
Catalogo:
Stratificazioni
Claudia Bisson
Raccolta della produzione artistica fino al 2025









